Ecco, lo scrivo, perché l’ho già detto qualche anno fa prima che diventasse trendy; il fenomeno Second Life (cioè l’ambiente 3D esteso alla community) non sarà una moda passeggera; non tanto perché tutti vivremo solo su SL come dicono alcuni, ma perché segna il modello del tipo di interazione che ci aspetteremo da tutto.
Domani, ad esempio per fare la spesa all’esselunga virtuale, anziché agili pagine html e tasti chiari e cliccabili, ci toccherà percorrere interminabili corridoi, bestemmiando perché nella notte hanno spostato il sale grosso (e ci sarà un motivo per cui senza sale grosso il ranking e la reputazione del nostro avatar precipiteranno), trascinare faticosamente la confezione da 6x2 litri di Guizza e fare la coda davanti all’unica cassa aperta, su dieci che ce ne sono. Poi uscire, andare su http://www.poste.it/ e incanalarci (senza sale grosso e con la Guizza in mano che ci fa sanguinare le falangi perché la San Benedetto ha risparmiato sul fettuccino di plastica che serve per tenere il pacco) in una coda interminabile con vecchietti che ritirano la pensione, cosa che potrebbero fare durante tutta la settimana ma fanno al sabato mattina per essere più molesti; solo che invece che giacche spigate e coppole, i pensionati avranno la cresta arancione e le facce da Dragonball o l’apparenza di Keith Richards glam-punk perché nei mondi virtuali, chissà perché, ci si gasa di avere un aspetto da freak imbecilli cyber-kitsch anziché cercare di essere accettabili come si è.
No, sto scherzando, non succederà mai; il sito di Poste Italiane, infatti, che sarà ora più o meno al 4° progetto di restyling insabbiato, non ce la farà mai a vedere la luce, quindi tranquilli, la coda continuerete a farvela con i vecchietti veri vestiti da vecchietti (che comunque ritireranno la pensione al sabato) oppure se volete potete andare on line e ottenere lo stesso effetto aspettando che si carichi la pagina dopo la login.
Il vero motivo per cui spero che non succederà è che ho fiducia in questa e nelle prossime generazioni di progettisti di interfacce, e spero che continuino ad applicare i principi della usability, che si tratti di bottoni o di mondi virtuali.