Per chi è iscritto a LinkedIn, ho trovato (solo) oggi una nuova fonte di conoscenza, che sono le Q&A. Ognuno può abilitare le sue Q&A nel proprio profilo. Può rispondere a domande che gli vengono fatte direttamente, o scegliere di rispondere a domande random che si trovano postate “nel nulla”. Il risultato è che ci sono migliaia di risposte su tanti argomenti da tutto il mondo.
Ho trovato (così) un blog con un po’ di case history di campagne “sociali”, NowIsGone.
Per chi è iscritto a LinkedIn, ho trovato (solo) oggi una nuova fonte di conoscenza, che sono le Q&A. Ognuno può abilitare le sue Q&A nel proprio profilo. Può rispondere a domande che gli vengono fatte direttamente, o scegliere di rispondere a domande random che si trovano postate “nel nulla”. Il risultato è che ci sono migliaia di risposte su tanti argomenti da tutto il mondo.
Ho trovato (così) un blog con un po’ di case history di campagne “sociali”, NowIsGone.
Un report dal Creative Social tenutosi ieri nella sede di Armando Testa (grazie all’ospite Maurizio Sala).
Social Media
Si è parlato, grazie anche all’intervento di Igor Beuker, fondatore della social media agency di Amsterdam La Comunidad del potere dei social network come diffusori spontanei di campagne pubblicitarie.
Questo è uno dei video “ad effetto” che utilizzano per convincere le aziende che la loro brand è nelle mani dei consumatori e che il linguaggio specifico del dialogo fra i consumatori sulla marca (o con la marca) non è niente di simile a quello che si è visto sui media tradizionali
Il lavoro che fanno ad Amsterdam è si creare un rapporto di fiducia tra brand e consumatori, ma questo lo sapevamo già. La cosa interessante è l’impostazione del processo di diffusione, che si svolge così:
-Produzione Contenuto (spesso da parte delle agenzue adv)
-Natural seeding (ovvero non diffusione “inquinante” =pollution con falsi profili di utenti, ma, conformemente alle regole della WOMMA, attività di PR sui principali blogger-influenzatori comunicando loro apertamente che si tratta di un viral e affidandosi alla rilevanza di quest’ultimo per la diffusione spontanea)
- Tracking (tramite il sistema proprietario della loro divisione ViralTracker)
-Verifica: è stato un viral vero? Se “no”, allora
- Paid Seeding o rework dall’inizio
Il caso interessante presentato è stato il gioco per KLM che ha ottenuto un ROI del 1200% (solo diffusione spontanea…)
Myspace
C’è stato anche l’intervento di Francesco Barbarani, Country Manager di MySpace Italia.
Myspace è ormai come YouTube e i suoi brand channel, se le aziende fanno qualcosa senza avvisarli, loro buttano giù il profilo. È interessante sapere però che l’editing dei profili (cosa sempre ostica per i non esperti) è possibile passarlo ai loro grafici, chiaramente dando loro i pezzi. Hanno introdotto il concetto di hyper-targeting (cioè contextual advertising) presentando i contenuti rilevanti in base ai profili in modo da poter offrire un target veramente centrato alle brand assatanate ☺. Una enorme risorsa di MySpace sono le pagine del profilo degli utenti, da cui tipicamente gli utenti partono per navigare e che quindi hanno delle impression altissime.
Il costo di un’operazione è di 20-30.000 euro per un mese.
Il problema italiano sul riconoscimento dei nuovi media
Un altro argomento hot è stata la poca preparazione dei clienti ai nuovi media e alle loro meccaniche. Il Creative Social è un’organizzazione che, grazie ai nomi di agenzie e membri influenti, si propone di smuovere il panorama della comunicazione italiana, clienti e agenzie di adv comprese. Il proposito lodevole è quello di introdurre le persone coinvolte a una nuova cultura comunicativa.
La discussione ha portato anche a una domanda: perché le aziende non capiscono che c’è tutto un mondo nuovo relativo ai rapporti tra brand e consumer? È colpa del conflitto tra centri media, agenzie etc? è colpa dei nuovi creativi esperti in new media ma carenti in marketing della brand? È colpa di un’Italia che si affida alle icone solide perché timorosa dell’incerto? È colpa del posizionamento delle agenzie italiane che non riescono a diventare consulenti strategici ma rimangono produttori di spot/campagne stampa?
Pensate che queste domande, in Uk, se le facevano 4 anni fa…
Provate a cercare Ron Paul su Digg, Eventful, Facebook, Flickr, Meetup, MySpace e YouTube, alcuni fra i principali tool del “Web 2.0″. Scoprirete come questo candidato alla Presidenza degli USA li sta sfruttando intensamente.
Alla… faccia di MySpace, Facebook entra nell’economia dei Widget rilasciando la propria piattaforma di sviluppo. In pratica, sarà possibile per chi sviluppa applicazioni (per recensioni come Amazon, o per condivisione di musica, ecc.) integrare le proprie tessere nel puzzle di Facebook, ottenendo introiti in denaro. Questo potrebbe mettere in crisi seriamente MySpace…
Online sta fiorendo una quantità di siti di networking per rispondere alla domanda di socialità on line (e-socialità…?). Sempre meno tempo per incontrarci veramente. Se MySpace, vi sembra troppo generalista, ecco i siti per i diversi target…
Downelink, per giovani gay Vampirefreaks, per i dark Last.fm, per trasformare la radio in tool personalizzabie e personalizzato dalle playlist di ognuno Blackplanet, per afroamericani Gaiaonline, per fans di giochi e anime
In principio era la fama per le gesta. Essere un personaggio significava aver fatto qualcosa di importante, di notevole, di originale. Dall’alba dei tempi, come Gilgamesh, e poi oltre, da Achille a Re Artù, tutta gente che aveva fatto qualcosa per essere nota. Dall’era elettrica (come la chiama McLuhan) in poi, questo ha cominciato a diventare irrilevante, perché era il mezzo che raggiungeva l’audience a garantire che, eroe o non eroe, il personaggio diventasse tale. Fino alla TV trash e becera di oggi, in cui non serve neanche più essere personaggi; basta vivere, litigare, andare in bagno, … qualunque cosa, purché sia fatta davanti alla telecamera.
E Internet non modifica niente? Ma come, il potere dell’utente! il contenuto on demand! Finalmente siamo noi a scegliere, basta con le imposizioni delle corporation televisive… e cosa scegliamo? Tila Tequila.
Tila Tequila ha 1.4 milioni di amici su MySpace. La sua pagina ha 45 milioni di views. È "la prima star di MySpace" secondo Slate, ha avviato una linea di abbigliamento e si appresta diventare una star dell’hip-hop, visto che le canzoni che ha pubblicato su MySpace sono andate in cima alla classifica degli artisti senza contratto. Quindi, fateci capire; se prima era il canale TV a determinare la notorietà di Mascia, perché la portava nelle case di milioni di persone, ora si è perso anche quel passaggio: le persone vanno a cercarsi direttamente la loro Mascia su MySpace e ne determinano il successo.
Se vogliamo recuperare un po’ di fiducia nel genere umano, dobbiamo supporre che Tila Tequila sia meglio di Mascia. Giudicate voi.