Morte di una reputazione. Motrin ha pubblicato un commercial il cui effetto sulla blogo-twittersfera è stato “like a fart in a church”
Morte di una reputazione. Motrin ha pubblicato un commercial il cui effetto sulla blogo-twittersfera è stato “like a fart in a church”
Mauro Lupi dà la giusta enfasi alla notizia che Olio Carli ha raggiunto il traguardo dei 12 milioni di Euro l’anno con le vendite on line. I numeri cominciano a farsi grandi. A me interessa citare la notizia, oltre che per favorire la categoria, per ricordare il fatto che ancora una volta non tutti gli strumenti vano bene per tutti, ma che occorre scegliere del digitale ciò che può aiutarci perché è adatto a noi. Come giustamente ammoniva qualche anno fa Maurizio Sala, guai a cavalcare “il digitale” per se stesso o, peggio, per essere up-to-date. Prendiamo l’Olio Carli: ma quelli facevano e-commerce quando “e” era ancora una semplice congiunzione! Ci credo che le vendite on line gli vanno bene. Si potrebbe dire che l’e-commerce è nato pensando all’Olio Carli, se ci fossero i dati per ipotizzarlo (Una foto di Tim Berners-Lee che si fa una bruschetta da postare su Facebook? Non ce l’ho.)
Però, a pensarci… ho Photoshop…

-Nicola
Per chi è iscritto a LinkedIn, ho trovato (solo) oggi una nuova fonte di conoscenza, che sono le Q&A. Ognuno può abilitare le sue Q&A nel proprio profilo. Può rispondere a domande che gli vengono fatte direttamente, o scegliere di rispondere a domande random che si trovano postate “nel nulla”. Il risultato è che ci sono migliaia di risposte su tanti argomenti da tutto il mondo.
Ho trovato (così) un blog con un po’ di case history di campagne “sociali”, NowIsGone.
Quando parlavamo di Second Life, del fatto che questa modalità piano piano avrebbe preso piede… è più comodo VirtuyMall, il primo centro commerciale virtuale in 3D realtime o l’Esselunga on line?
Per chi è iscritto a LinkedIn, ho trovato (solo) oggi una nuova fonte di conoscenza, che sono le Q&A. Ognuno può abilitare le sue Q&A nel proprio profilo. Può rispondere a domande che gli vengono fatte direttamente, o scegliere di rispondere a domande random che si trovano postate “nel nulla”. Il risultato è che ci sono migliaia di risposte su tanti argomenti da tutto il mondo.
Ho trovato (così) un blog con un po’ di case history di campagne “sociali”, NowIsGone.
Un link dal Forrester Blog sul Marketing Interattivo. The Forrester Blog For Interactive Marketing Professionals
Un report dal Creative Social tenutosi ieri nella sede di Armando Testa (grazie all’ospite Maurizio Sala).
Social Media
Si è parlato, grazie anche all’intervento di Igor Beuker, fondatore della social media agency di Amsterdam La Comunidad del potere dei social network come diffusori spontanei di campagne pubblicitarie.
Questo è uno dei video “ad effetto” che utilizzano per convincere le aziende che la loro brand è nelle mani dei consumatori e che il linguaggio specifico del dialogo fra i consumatori sulla marca (o con la marca) non è niente di simile a quello che si è visto sui media tradizionali
Per chi non capisce tutte le parole la versione con il testo
Il lavoro che fanno ad Amsterdam è si creare un rapporto di fiducia tra brand e consumatori, ma questo lo sapevamo già. La cosa interessante è l’impostazione del processo di diffusione, che si svolge così:
-Produzione Contenuto (spesso da parte delle agenzue adv)
-Natural seeding (ovvero non diffusione “inquinante” =pollution con falsi profili di utenti, ma, conformemente alle regole della WOMMA, attività di PR sui principali blogger-influenzatori comunicando loro apertamente che si tratta di un viral e affidandosi alla rilevanza di quest’ultimo per la diffusione spontanea)
- Tracking (tramite il sistema proprietario della loro divisione ViralTracker)
-Verifica: è stato un viral vero? Se “no”, allora
- Paid Seeding o rework dall’inizio
Il caso interessante presentato è stato il gioco per KLM che ha ottenuto un ROI del 1200% (solo diffusione spontanea…)
Myspace
C’è stato anche l’intervento di Francesco Barbarani, Country Manager di MySpace Italia.
Myspace è ormai come YouTube e i suoi brand channel, se le aziende fanno qualcosa senza avvisarli, loro buttano giù il profilo. È interessante sapere però che l’editing dei profili (cosa sempre ostica per i non esperti) è possibile passarlo ai loro grafici, chiaramente dando loro i pezzi. Hanno introdotto il concetto di hyper-targeting (cioè contextual advertising) presentando i contenuti rilevanti in base ai profili in modo da poter offrire un target veramente centrato alle brand assatanate ☺. Una enorme risorsa di MySpace sono le pagine del profilo degli utenti, da cui tipicamente gli utenti partono per navigare e che quindi hanno delle impression altissime.
Il costo di un’operazione è di 20-30.000 euro per un mese.
Il problema italiano sul riconoscimento dei nuovi media
Un altro argomento hot è stata la poca preparazione dei clienti ai nuovi media e alle loro meccaniche. Il Creative Social è un’organizzazione che, grazie ai nomi di agenzie e membri influenti, si propone di smuovere il panorama della comunicazione italiana, clienti e agenzie di adv comprese. Il proposito lodevole è quello di introdurre le persone coinvolte a una nuova cultura comunicativa.
La discussione ha portato anche a una domanda: perché le aziende non capiscono che c’è tutto un mondo nuovo relativo ai rapporti tra brand e consumer? È colpa del conflitto tra centri media, agenzie etc? è colpa dei nuovi creativi esperti in new media ma carenti in marketing della brand? È colpa di un’Italia che si affida alle icone solide perché timorosa dell’incerto? È colpa del posizionamento delle agenzie italiane che non riescono a diventare consulenti strategici ma rimangono produttori di spot/campagne stampa?
Pensate che queste domande, in Uk, se le facevano 4 anni fa…
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