Creative Social 2
Da Nicola.
Qualche precisazione a caldo dopo il secondo incontro del Creative Social che si è svolto ieri sera.
Non in questa sede un report completo, aspettiamo Stefania Medetti su Mediaforum (grazie ancora della presenza) o il blog del CS.
Si è parlato di rapporto fra i creativi di agenzie “digitali” e agenzie “tradizionali”, e di modelli possibili di collaborazione. Avendo io proposto il tema, mi sono preso l’onere di far partire tutto da una presentazione (che tra l’altro ho dovuto trasferire su un PC perché il Mac, bello, sì, ma non vedeva il monitor della sala riunioni degli uffici di Nurun, che ringrazio penso a nome di tutti, ancora per l’ospitalità) e quindi alcune affermazioni possono essere state intese come la volontà di proporre un modello.
In realtà, l’ho anticipato, si trattava di documento di un’esperienza personale e aziendale, e di opinioni opinabili…
(…di immanenza e non di idea, di constatazioni e non affermazioni, etc, malgrado la forma di affermazione o sentenza che però anche nel pensiero riflessivo è ammessa)
Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’idea è un’idea, che non esistono distinzioni fra creativi digitali e non, ma il focus della serata doveva essere sui modelli di collaborazione operativa possibili in una situazione in cui questa distinzione esiste.
E mi fa piacere che tante aziende (Publicis) o specialisti (Giorgio Natale) l’abbiano superata, ma il tema era proprio come superarla quando l’assetto societario la impone. Qui e ora, non domani. Domani spero di essere io l’amministratore delegato del mondo e di fare un piano industriale che dica: “Tutto, perfetto, e per tutti”. Ma fino ad allora…
Un’altra piccola precisazione che volevo fare (stimolata da Luca di DMC) riguarda la dichiarazione secondo la quale per me esiste una scala crescente di qualità in una integrazione fra on e off line fatta in questi quattro modi:
- Lavorare insieme ad un’idea
Lavorare su un’idea “ereditata”
Lavorare da un’esecuzione
Produrre un’idea parallela
Non volevo significare che produrre un’idea parallela (come fa spesso ad esempio LB Icon) sia il peggio dal punto di vista assoluto: la scala di valori era in relazione all’unità della comunicazione di marca, al mantenimento dell’integrità di quest’ultima.
Chiaro che se uno spot e una comunicazione on line diametralmente opposte fanno vendere più prodotti sono una soluzione ideale. Ma comunque a scapito di un valore, che è quello della coerenza nella comunicazione.
Ammesso che sia un valore.
Qui la presentazione:
Tangenzialmente utile e interessante:
Il futuro secondo l’AAAA

