Banner blindness
Nella sua interessante (e irritante) rubrica “Alertbox” il guru della Usability e talebano anti-Flash Jakob Nielsen pubblica i risultati di una ricerca sulla “Banner Blindness”.
In pratica i risultati, un po’ secchi, dicono che quattro cose attirano lo sguardo degli utilizzatori dei siti, tre non sono un problema etico, o quasi, e una lo è:
- Facce;
- Testo;
- “Cleavage” (non so se esiste un termine in italiano?) e altre parti del corpo scoperte;
Quella “non etica”, almeno dal punto di vista della usability
, è la quarta
- Il banner somiglia ad un contenuto
Mettendo sul tavolo la nostra esperienza pluriennale di lotte con alcuni clienti che basandosi sul CTR ci chiedevano banner “fake” o al limite dell’ingannevole, è utile aggiungere che ancora più evidente è il bisogno di produrre banner che abbiano invece due caratteristiche: un formato innovativo, per aumentare la visibilità; soluzione valida solo se supportata dalla seconda, cioè un contenuto interessante. Sì, un contenuto, non un messaggio pubblicitario. Può essere un call to action per un concorso, il teaser di una storia, un quiz, quello che volete, ma qualunque cosa che sia interessante anche di per sè e non solo in relazione alla sua efficacia pubblicitaria intesa in senso tradizionale. Il post si fa lungo, lascio ai commenti; ne riparliamo.

