Lo dice lui…
Lo dice Bob Garfield. Va bene, non è necessariamente l’opinionista più amato dalle agenzie di pubblicità che scriva su Advertising Age. Ma loro continuano a farlo scrivere. In questo articolo delinea uno scenario di punto di non ritorno per l’advertising come lo conosciamo oggi… e per le agenzie come le conosciamo oggi. "…a global ad agency can no more easily transition from a gross-ratings-points mentality to a world of aggregation, information, optimization and customer-relationship management than Young & Rubicam can transition from English to French. It’s two entirely different grammars and vocabularies. Not to mention revenue models."
L’articolo è lungo, ma vale la pena di leggerlo. Per chi lavora nel digitale dal Web 1.0, per sentirsi un po’ Rocky alla fine del film (quale???); per chi lavora nell’advertising, per cercare di non rimanere impastoiato nell’"Advertising 1.0".
A proposito, quando lo avete letto tutto, fatemi un riassunto. Una caratteristica di noi della Internet Generation e Technosexual è che il deficit di attenzione è d’obbligo.
